Disponibilità

 

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Le sue e.mail hanno sempre lo stesso denominatore comune: la disponibilità. Quasi per abitudine, prospetta varie strategie di lavoro, aspetta a decidere tempi e modi insieme ai vari collaboratori di un progetto, prima dichiara gli impegni che vuole assumersi in prima persona e poi chiede la collaborazione di altri (maestri del suo Circolo, formatori on-line, Comune, Regione).

Gli calza a pennello l’affermazione che, fra tante, lo ha catturato fra le sale del TED 2002 a Genova, e che diffonde per e.mail, tratta da “Avatar, Mondi virtuali”: “La rete rivela il comportamento della mente, che conosce per concetti e relazioni. Non basta sapere, occorre saper comunicare, creando sempre maggiori occasioni di scambio”.

E’ molto significativo quello che lui sottolinea di queste grandi iniziative didattico-culturali: un “cervellone” come lui non è tanto entusiasmato dalle nuove proposte tecnologiche, ma dalle occasioni di confronto che si creano fra i partecipanti: le spontanee conversazioni fra sconosciuti mossi dalla stessa curiosità intellettuale, o i “crocchi” di chi può finalmente conoscersi dopo aver partecipato a corsi di formazione on-line, oppure gli spazi dei poster dove ci si scambiano esperienze e, quello che più gli sta a cuore, metodologie.

 La socializzazione dei dubbi e delle perplessità crea occasione di incontri, di verifica lucida ed obiettiva del proprio operato, soprattutto genera promesse di collaborazioni future: questo lo “prende”! Mente e cuore sempre uniti in Dani. Orecchie aperte per ascoltare l’altro con assoluta attenzione e un vuoto interiore che supera il puro atteggiamento di cortesia. E mani aperte per condividere il bello e il brutto: tutto ugualmente prezioso.

La cultura condivisa è il ritornello di queste pagine. No, di tutto Dani. E le letture che generosamente diffonde in rete sono uno dei tanti suoi modi per attuarla.

Sente il caos che ci circonda, ma non si spaventa. Anzi. La società è in mutamento? Allora dobbiamo attivarci insieme per “capirla” e la tecnologia (Tecnologia!) è lo strumento (strumento e non fine) che meglio permette di farlo.

Si rende conto benissimo, e l’esperienza glielo conferma, che non basta avere a disposizione un’aula ben attrezzata per migliorare la didattica: occorre cambiare la mentalità, il modo di lavorare, di considerare gli alunni, il ruolo delle conoscenze nella vita di un individuo. “Il problema non è tecnico ma didattico”. Sapere tutto di hardware e software è ancora troppo poco, se non ci si interroga criticamente (= non ci si lascia mettere in crisi) sul modello di insegnamento che stiamo attuando. “Didattica trasmissiva o costruttivista”? Individualistica, o individuale? Assolutismo o integrazione? E’ a questo punto che chi legge le provocazioni di Dani non può non fermarsi a riflettere.

Certo chi ha avuto la fortuna di lavorare con lui ha potuto (o dovuto) correggere il tiro della propria pratica educativa, sapendo di essere fra i primi a farlo, quindi con l’onere e l’onore degli sperimentatori. In un mondo della scuola forse un po’ deluso e demotivato, la ricerca del meglio, dell’onestà di fronte a noi stessi, ai colleghi e agli alunni è il primo, tenacemente convinto, motore perpetuo delle sue azioni. Non si trovano mai parole di sconforto o di ripiegamento: sempre “belle” parole, di speranza incentivante, di senso ottimistico del futuro che spinge a fare i primi passi per renderlo reale. “Costruttivismo sociale, apprendimento collaborativo, metacognizione, conoscenze interdisciplinari interconnesse e frutto di una costruzione attiva e consapevole”.

Perché questo accada occorre saper “far emergere le potenzialità latenti nello strumento”:  Come fossimo di fronte ad un alunno molto dotato che vogliamo “educare”(e-ducere) al meglio. Come un figlio di cui guardare sempre con fiducia, in cui il negativo di oggi è pedana di lancio per il positivo di domani.

Nasce proprio da qui la necessità di collaborare mettendo a disposizione di tutti le proprie felici esperienze, pagate magari con tanta fatica nascosta e studio e riflessione sui propri errori.

Come ha riconosciuto Franco Frattini, allora Ministro della Funzione Pubblica, alla premiazione dei Cento Progetti al Servizio dei cittadini”, fra cui anche il “Nuovo sistema di valutazione degli alunni delle elementari” del 3° Circolo di Sanremo, occorre “offrire alle amministrazioni una “vetrina” per mostrare i cambiamenti in atto, ai cittadini e alle imprese un’opportunità per valutare e conoscere i piccoli e grandi tentativi in corso per migliorare uffici e servizi,…uno spiraglio di luce”.

In quest’ottica di sprone all’azione si colloca un’altra citazione da “Reinventing Governement” di Osborne e Gaebler “Se non si distinguono i successi, non si può apprendere dai successi”.

Ed ancora una volta il “crocchio”, questa volta via e.mail: il premio ricevuto non gli fa dire “specchio specchio delle mie brame…”, ma è un’occasione privilegiata da trasformare in lanterna ai naviganti, “lampada sul moggio”, pane spezzato per rallegrare il convivio degli amici e spronarli a proseguire il cammino.

Grazie a Dani (la sua cultura e la sua disponibilità a condividerla) non ci sentiamo più così tanto intimoriti dalla tecnologia, forse bloccati dalla nostra stessa ignoranza, né scoraggiati dalla mole dell’impresa: forse in balìa delle onde, ma sempre al timone, in una barca dove il ruolo di ciascuno diventa missione al servizio di tutti.